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I vertici dell’Area Vasta 4: “Serve la collaborazione di tutti per prevenire e arginare la diffusione del virus”

FERMO Si rischia di peggiorare le cose. La situazione non è bella e nella giornata di ieri, l’hanno anche riconosciuto i vertici dell’Asur Area Vasta 4: il Coronavirus c’è e circola.

I ricoveri per Covid

«A luglio erano 0, ad agosto due, a settembre sono stati ventuno» ha sottolineato il responsabile di malattie infettive, il dottor Giorgio Amadio. E se si considerano i dati dei pazienti Covid attualmente ricoverati nel reparto infettivi del Murri ci sono attualmente «nove pazienti. Approfitto per ricordare che il mio reparto di malattie infettive comprende due distinte sezioni i Covid e i non Covid». Dei pazienti ricoverati fino a settembre, poi, il 99% è arrivato dall’Ascolano.

I positivi a ieri

Dal reparto prevenzione della stessa Area Vasta 4, guidata dal dottor Ciarrocchi, sono arrivati i dati relativi ai positivi, aggiornati a ieri. «Sono 63 i positivi attuali nella provincia di Fermo – ha detto Ciarrocchi – si sapeva che con l’arrivo della brutta stagione i casi sarebbero aumentati, perché siamo più al chiuso. All’esterno c’era più distanziamento e ora, che rimaniamo in ambienti non aperti, il contagio è più facile». Ci sono alcuni focolai in provincia, certo, nelle scuole. Al momento la situazione resta ferma e ai due alunni delle medie di Casette e della Da Vinci di Fermo. In questi ultimi due casi gli alunni delle stesse classi dei due positivi sono in isolamento preventivo in attesa di effettuare il tampone.

L’attività di prevenzione e i medici di famiglia

«Lavoriamo sul territorio per prevenire al massimo eventuali situazioni di emergenza» ha detto Ciarrocchi. Spiegando anche come. I primi sintomi vengono identificati dai medici di medicina generale, che decidono di prescrivere, eventualmente, il tampone. «È l’unico strumento che abbiamo per prevenire ed arginare il virus prima che arrivi un vaccino – parole di Ciarrocchi – Al momento siamo nelle stesse condizioni di gennaio se non di dicembre. Allora non si sapeva del virus, non si conosceva il Covid. Ora il vantaggio è che si conoscono i numeri dei casi e dei contatti. Ma il sistema rischia di andare in sofferenza».
Hanno iniziato a lavorare sin da subito per fare la loro parte: i medici di famiglia hanno cominciato a intervenire già durante l’emergenza prima degli Usca, poi con la possibilità di prenotare direttamente i tamponi. E le richieste sia loro che dei pediatri di libera scelta, ha detto il referente provinciale Fmmg di Fermo, Paolo Misericordia, sono in crescita: «È necessario per mantenere attiva la vita scolastica. Anzi, ora è anche più veloce avere i risultati: c’è un portale, al quale possono accedere i singoli medici con account riservato. Si inserisce il nome, il cognome, il codice fiscale e il numero del paziente da sottoporre a tampone. Gli si dà l’appuntamento, il paziente fa l’esame e poi il risultato è disponibile in 24/36 ore». Così si velocizza anche l’esame.

Code e tamponi? Non c’è pericolo

Il pericolo non c’è. Tutto viene fatto in sicurezza, e qualche volta «può accadere che si creino ingolfamenti» hanno detto dall’Asur. «Il problema è che fa più rumore quando vanno male le cose, mai quando vanno bene» il commento del direttore di distretto, il dottor Vittorio Scialè. «Sul territorio sono finiti i test sierologici, ne sono stati fatti 800, fortunatamente pochi positivi che al tampone sono risultati negativi, è arrivato, nelle scorse settimane, tutto tra capo e collo. Ma siamo sempre stati tempestivi: per i 13 positivi della casa di riposo privata di Sant’Elpidio a Mare, tra i tamponi e gli sgomberi, insieme al dottor Ciarrocchi abbiamo impiegato solo 36 ore e anche l’altro giorno, la risposta è stata buona. La pandemia non è finita ancora e la tensione è sempre forte per tutto il personale». Personale che, ricorda Livini, «è dimensionato ad una situazione normale, e questa è tutto fuorchè normale. Serve responsabilità di tutti».
Anche gli infermieri, dal canto loro, sono sempre pronti ad intervenire. «A parte la formazione costante – ha ricordato il responsabile dottor Renato Rocchi – il nostro team è pronto ad andare a domicilio per i tamponi di coloro che non sono autosufficienti, garantiamo sempre flessibilità, ma come? Aumentando sempre il numero di ore alla disponibilità delle persone».

Cosa fare allora per prevenire situazioni emergenziali

«Ci sono situazioni comportamentali fuori dalle regole – l’osservazione di Livini – Ancora non si riesce a creare uno stile di vita responsabile, da avere verso una pandemia ancora presente. Al sistema sanitario si danno le responsabilità di mantenere aperti scuole, economia, insomma la vita di comunità». Vita di comunità che, per poter andare avanti e, come dice Livini, «evitare un secondo lockdown che non si può tollerare», bisogna rispettare alcune regole. Quali lo ricorda il dottor Misericordia. «Non pensare ai nostri interessi ma a quelli della comunità è un atteggiamento di responsabilità civica e per la collettività – ha detto – Ovviamente adottare tutte le ormai note protezioni, ma segnalare i sintomi al medico. Alle famiglie degli alunni dico di non fare resistenza. Il tampone non fa male se fatto con gli accorgimenti dovuti».

Chiara Morini

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