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Interlenghi sui suicidi in carcere. Vicinanza alla famiglia del 23enne morto giovedì

FERMO – La sua presentazione ufficiale ci sarà a giorni, ma intanto il candidato sindaco del Centro Sinistra (e leader di Fermo Futura), ha voluto dire la sua, parlando di morti per suicidio in carcere (dopo che un giovane detenuto di 23 anni due giorni fa si è tolto la vita nella Casa Circondariale di Fermo.

«Circa il 50% delle morti in carcere avvengono per un suicidio – il suo commento – ciò dimostra che il sistema penitenziario non fornisce risposte adeguate a soggetti che non hanno bisogno della detenzione per potersi riabilitare, poiche spesso, hanno bisogno di strutture socio sanitarie che li aiuti a sopravvivere al senso di abbandono che provano».

Candidato sindaco sì, ma in primis avvocato: ecco dunque che lui, potendo osservare da vicino la situazione, durante il lockdown, con la Protezione Civile e il sindaco di Monte Vidon Combatte ha donato «mascherine ai detenuti perché certi problemi si affrontano con l’unione delle forze». Gli operatori penitenziari fanno il massimo e, ricorda Interlenghi, «Diliberto, quando fu ministro della Giustizia, questo lo riconovve, dando dignità alla Polizia Penitenziaria. Ciò che va riformato è il sistema penitenziario. Voglio esprimere la mia solidarietà al giovane che è venuto a mancare». E allo stesso tempo promette impegno affinchè «non si senta sola».

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